Vestiti anni 60

Con la loro carica innovativa, gli anni Sessanta hanno saputo imprimere alla società, alla cultura ed alla moda una svolta decisiva, rivoluzionando costumi, abitudini e canoni estetici. La contestazione alla base della rivoluzione degli anni Sessanta si riflette nell’abbigliamento, così come il rock, la nascita della musica pop e soprattutto la cultura hippie. Diamo uno sguardo alla moda dei mitici anni ‘60 ed ai trend che hanno fatto la storia e da cui tuttora i più grandi fashion designer continuano a trarre ispirazione.

Vestiti anni 60: dall’alta moda al prêt-à-porter

Le Sixties fashion icon continuano ad ispirare le collezioni dei brand più prestigiosi. La moda degli anni Sessanta ha innescato una profonda rivoluzione culturale, mutando i canoni di bellezza e modificando radicalmente il look femminile, all’insegna di un’eleganza giovane e seducente.

All’inizio degli anni Sessanta la tradizionale eleganza di classe dell’haute couture dettava legge nel campo dello stile, ma tutto cambia con il boom economico. Il modo di vestire delle donne si evolve divenendo più disinvolto, l’abito da cocktail a palloncino di Pierre Cardin fa la sua comparsa sulle scene e da Londra arrivano nuove tendenze, tra cui la minigonna della stilista inglese Mary Quant. È la prima volta che le gambe si scoprono così tanto.

Vestiti anni 60
Negli anni Sessanta nasce la mini.

Il 1965 è l’anno di André Courrèges, stilista francese che ridisegna la donna e la proietta nell’era spaziale, realizzando i primi completi a pantaloni e gli abiti a trapezio. Illuminati da colori fluo, i suoi modelli sono lineari, realizzati per la prima volta in materiale plastico e non prevedono l’utilizzo di corsetti costrittivi. Nel 1966, Yves Saint Laurent ripropone il tailleur a pantaloni e lo reinterpreta realizzando il primo smoking da donna. Per la prima volta la moda non è più solamente haute couture, ma diventa portabile, informale e del tutto accessibile.

Inoltre, negli anni Sessanta la scelta dell’abbigliamento diviene espressione di una determinata scelta di vita. È proprio in questo decennio che iniziano a prendere piede movimenti giovanili radicalmente diversi, tra cui gli hippie, i beatnik, i mods ed i punk.

Nuovo concetto di femminilità

Nel corso degli anni Sessanta il concetto di femminilità è stato rivoluzionato. Le pin-up, con le loro forme generose, lasciano spazio ad una donna dal fisico androgino, che veste pantaloni e gonne corte. La supermodella inglese Twiggy Lawson, al secolo Lesley Hornby, con i suoi grandi occhi ed il fisico esile e privo di forme, diventa la nuova icona di stile nonché musa della stilista londinese Mary Quant, che, come abbiamo visto, nel 1963 mise per la prima volta in vetrina la mini-skirt, capo destinato a divenire sinonimo di libertà.

Mary Quant ingaggia Twiggy per la sua nuova linea di abbigliamento, una collezione composta da splendidi capi che tuttora ci vengono proposti, tra cui gli intramontabili abiti a trapezio senza maniche, dritti al ginocchio con svasature sul fondo.

Vestiti anni 60
Twiggy, la fashion icon degli anni Sessanta.

Il trionfo della mini-skirt

Il simbolo di un’epoca, sinonimo di emancipazione e libertà, la mini-skirt è considerata il capo più rivoluzionario della moda. Additata a lungo dall’opinione pubblica come un indumento indecente, la mini non scompare mai del tutto, nonostante il cambio di rotta degli anni Settanta, dove il lungo torna in voga. Si riaffaccia timidamente sul mercato nel corso degli anni Ottanta e, con l’arrivo degli anni Novanta, ritorna alla ribalta. Grazie principalmente a produzioni cinematografiche in cui le protagoniste indossano diversi modelli di mini, questo indumento torna in voga fino a consolidare la sua diffusione nel nuovo millennio. Dopo anni di critiche, la minigonna è ora l’indumento più amato dalle donne, nonché il simbolo della rivoluzione femminile.

Vestiti anni 60 ed accessori

Molti gli stili che i giovani sfoggiavano negli anni Sessanta, la maggior parte dei quali sono tuttora un trend da non trascurare. I motivi optical, le stampe geometriche, gli abiti a trapezio, i tailleur pantaloni e le minigonne che hanno contraddistinto la moda degli anni Sessanta sono ancora di gran moda, e sono stati riproposti da maison prestigiose per la collezione autunno-inverno 2014, tra cui nientemeno che Gucci.

Miuccia Prada e Marc Jacobs, Moschino e Donna Karan sono stati certamente influenzati dallo stilista francese André Courrèges, precursore nel passaggio dall’alta moda al prêt-à-porter.

Oltre ai tacchi, le donne degli anni Sessanta iniziano ad avere una speciale predilezione per gli stivali. E poi giubbotti di vinile, camicie bottom-down, giacchette a tre bottoni con revers microscopici, cappotti che scivolano dritti sulla figura, pantaloni da cui scompaiono le pinces, maglie con frange e le ballerine, uno dei simboli degli anni Sessanta.

La moda anni Sessanta è famosa anche per gli abiti a trapezio senza maniche, impreziositi da stampe optical e geometriche, nei toni del bianco e del nero, da abbinare a stivali bianchi, in versione bicolor o in tonalità stravaganti. Splendide le gonne svasate, da abbinare a calze dai motivi eccentrici e colorati. Alla fine degli anni Sessanta, fanno la loro comparsa anche i celebri pantaloni a zampa.

Vestiti anni 60
Motivi optical, stampe geometriche e colori insoliti caratterizzano la moda anni ’60.

Un posto importante occupano anche gli accessori. Fasce ed headband vanno ad impreziosire i volti delle donne e splendidi foulard con stampe glamour, annodati nella parte posteriore del capo o sotto il collo, rendono più chic anche gli outfit più innovativi. Non mancano guanti, occhiali da sole a fessura, pochette e borse con impugnatura corta.